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Archilei Concarini Vittoria

Nazione
Italia
Nascita
1550 (Roma)
Morte
1620 (Firenze)

NOTE

Nota biografica
Soprano, liutista e ballerina italiana, detta "La romanini", moglie di Antonio Archilei. Probabilmente allieva del marito, che sposò presumibilmente nel 1582, fu protetta di Emilio de' Cavalieri a Roma e fu con lui al servizio del cardinale Ferdinando de' Medici prima che questi diventasse Granduca di Toscana nel 1587. Partecipò ai festeggiamenti per le nozze di Eleonora de' Medici e Vincenzo Gonzaga nel 1584. Quando Cavalieri fu nominato sovrintendente artistico alla corte medicea nel 1588, si trasferì con il marito a Firenze, dove divenne una delle cantanti più famose del suo tempo. A quanto pare rimase al servizio dei Medici fino alla sua morte. Ebbe un ruolo importante, come soprano solista e liutista, negli spettacolari "Intermedi et concerti" per la commedia "La pellegrina" durante i festeggiamenti per le nozze di Ferdinando de' Medici e Cristina di Lorena nel 1589. La sua interpretazione nella "Disperazione di Fileno" di Cavalieri (carnevale 1590-91) fu definita, dal curatore della sua "Rappresentatione di Anima e di Corpo", come quella che commosse il pubblico fino alle lacrime. Fece due lunghe visite a Roma: nell'inverno 1593-94, quando cantò davanti a Filippo Neri, e nel 1601-02, quando soggiornò presso il cardinale Montalto; fu probabilmente durante la prima di queste visite che il compositore spagnolo Sebastian Raval scrisse per lei i "Madrigali a tre voci" (1595). Si esibì anche nei festeggiamenti per le nozze del principe Cosimo de' Medici con Maria Maddalena d'Austria a Firenze nell'ottobre del 1608. I successivi riferimenti a lei nei registri della corte medicea riguardano principalmente esecuzioni di musica sacra a Firenze e Pisa, solitamente insieme alle figlie di Caccini (la seconda moglie di Caccini, Margherita, potrebbe essere stata sua allieva). La sua data di morte è sconosciuta: una certa Vittoria Archilei fu sepolta nella SS. Annunziata il 3 febbraio 1645, e i registri degli stipendi di corte registrano pagamenti a suo nome fino al 1643, ma la sua ultima lettera conosciuta è datata 28 settembre 1619 e l'ultima registrazione di un'esibizione a corte sembra risalire al 1620. Nel 1614 Giambattista Marino pubblicò la poesia "In morte di Vittoria cantatrice famosa" e Vincenzo Giustiniani parlò di lei al passato remoto nel suo Discorso (1628 circa). Che sia vissuta o meno fino ai primi anni Quaranta del Seicento, la sua carriera sembra concludersi entro il 1620. Vittoria era in stretto contatto con le tendenze moderne della musica fiorentina e in sintonia con esse; sia Giulio Caccini che Jacopo Peri la citarono, a sostegno delle rispettive rivendicazioni di primato nel nuovo stile monodico, come esecutrice della loro musica. Caccini (prefazione a Euridice, 1600) scrisse che aveva adottato "da tempo" il nuovo stile di composizione di passaggi da lui "inventato". Peri la definì "l'Euterpe del nostro tempo" e affermò che adornava la sua musica non solo con passaggi brillanti, ma anche con grazie troppo sottili per essere descritte. Un altro musicista, forse più imparziale, Sigismondo d'India, la lodò definendola "al di sopra di ogni altra", un'eccellente cantante, la definì "intelligentissima" e sottolineò la dolcezza e la tenerezza della sua voce. Il suo talento venne lodato anche in un madrigale di Marenzio ("Cedan l'antiche tue chiare vittorie" nel suo "Secondo libro de madrigali a sei voci", 1584), in versi di Ottavio Rinuccini e Battista Guarini, e anche di Vincenzo Giustiniani, Pietro della Valle e Severo Bonini.

NOTA BIBLIOGRAFICA

Kruglova Elena, Historical portrait of the first prima donna of Baroque opera: Vittoria Archilei. in Man and Culture, 4 (2023), 129–140
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Legger Gianni, Drammaturgia musicale italiana. Dizionario dell'italianità nell’opera dalle origini al terzo millennio Torino, Fondazione del Teatro Regio di Torino, 2005
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