Nota biografica
Nato in una famiglia borghese, ricevette una formazione giuridica e letteraria a Pisa e Genova. Quando divenne chiaro che non gli sarebbe stato assegnato un incarico all'Università di Genova, pare che abbia viaggiato in Francia, Spagna, Grecia e Germania prima di stabilirsi a Milano, probabilmente tra il 1812 e il 1813. I suoi primi tentativi come librettista in collaborazione con J.S. Mayr (a Genova e Napoli, 1813) ebbero successo, e da allora in poi Romani si affermò nel mercato editoriale milanese in espansione durante la Restaurazione. Si guadagnò una buona reputazione tra i musicisti e il grande pubblico principalmente come librettista, ma anche come scrittore, fino a quando non si impegnò in accese polemiche con Grossi e Manzoni (1826-1827). Tra il 1823 e il 1825 partecipò anche alla direzione di un'opera lirica.
Negli anni 1827-30 i libretti di Romani furono eseguiti principalmente nei teatri fuori Milano, grazie anche alle diffuse e fortunate produzioni di opere composte da Bellini su suoi testi, in particolare "Il pirata" e "La straniera". Fu a Milano, tuttavia, che le sue collaborazioni con Donizetti e Bellini nella stagione di carnevale 1830-31 al Teatro Carcano ("Anna Bolena" e "La sonnambula") inaugurarono il periodo più intenso della sua carriera. Sebbene avesse contratti vincolanti con gli impresari dei principali teatri milanesi negli anni 1831-34, Romani accettò gran parte delle richieste che riceveva dai principali teatri d'Italia.
Sebbene i suoi guadagni come librettista aumentassero proporzionalmente in quel periodo, l'incarico che accettò alla fine del 1834 presso la corte sabauda di Torino aumentò i suoi guadagni e lo rese più sicuro: divenne caporedattore e redattore del giornale ministeriale Gazzetta ufficiale piemontese. Questo gli impedì presto di proseguire la carriera di librettista. Nel 1835 assunse impegni che poi non fu in grado di onorare. Perse il posto alla Gazzetta nel 1849, a causa di una disavventura giornalistica a livello politico; in seguito ottenne a fatica una parziale reintegrazione e la pensione vitalizia stipulata nel suo contratto del 1834. Nel frattempo (1850-55) aveva ripreso o scritto i libretti per tre nuove opere. Sempre più stimato come il maggiore librettista del suo tempo, morì nel 1865 senza tuttavia realizzare il progetto, a cui aveva più volte accarezzato, di un'edizione completa dei suoi libretti d'opera.
Tra i 34 musicisti per i quali Romani scrisse i suoi 90 libretti c'erano tutti i compositori contemporanei di rilievo in Italia, tra cui Rossini, Donizetti, Bellini, Meyerbeer, Mayr, Mercadante, Pacini e Vaccai.