Nota biografica
Discendente da nobile famiglia irpina originaria di Dentecane in provincia di Avellino, trascorse la giovinezza e frequentò le scuole nella città natale. L'ambiente irredentista studentesco lasciò un'impronta sulla sua formazione. Cominciò presto a collaborare a riviste e giornali, e a vent'anni si trasferì a Milano. Nella sua carriera di giornalista si annoverano tra l'altro La Giornata di Firenze, l'Adige di Verona, Il Popolo di Cesare Battisti, e Vita italiana, L'Italia del Popolo e Il Tempo di Milano e Guerin Meschino. A Milano lavorò sino alla guerra, conducendo la sua campagna di acceso interventista. Dopo il "maggio radioso" si presentò volontario e dette tutto se stesso, come letterato e come soldato, sino al momento in cui restò ferito. Più volte decorato, venne quindi promosso per meriti di guerra.
Nell'immediato dopoguerra lavorava a Milano al Popolo d'Italia. A Milano Colantuoni visse per tutta la sua vita e si sposò con una insegnante, Iole Cigarini.
Autore prolifico e pieno di idee, attratto da qualsiasi forma di comunicazione e di spettacolo, Colantuoni è ricordato come uno degli inventori del teatro musicale di rivista. Legata a temi politici e di costume, la sua "La rava e la fava" fu rappresentata al Teatro Carcano di Milano nel 1902. Improvvisatore straordinario e capace di un umorismo di sicura presa, egli lavorò ad almeno cinque "riviste", tra cui "Paris-Berlin-Méditerranée" e "Di palo in frasca" (1914).
Scrisse inoltre vari libretti d'opera e commedie, tra le quali "Ornella Butterfly (1926), "Il colosso di Rodi" (1926), "Beethoven" (1927), "Il destino in tasca" (1929) e quindi "I fratelli Castiglioni" (1930), che girò tutto il mondo e fu tradotta in ventuno lingue e in Italia in quasi tutti i dialetti. Con "La guarnigione incatenata" (1935) meritò sia il premio Olimpia sia il premio Firenze.
Accanto all'attività di autore vi fu prima della guerra quella di capocomico, svolta con la compagnia della Taverna Rossa.
Nel 1929 Colantuoni fu uno dei tre fondatori del premio letterario "Viareggio". Sempre attivo e impegnato in mille iniziative, non cessò di lavorare nemmeno quando la malattia e l'età lo costrinsero a una vita isolata e casalinga.