Nota biografica
Nacque a Firenze da Lionardo, nipote del grande Michelangelo, e da Cassandra Ridolfi. Cominciò giovanissimo a introdursi nell'ambiente dotto della vita culturale fiorentina e a mostrare i primi segni della sua inclinazione: nel 1585 fu accolto nell'"Accademia Fiorentina". Dal 1586 al 1591 frequentò lo Studio di Pisa, legandosi di amicizia col Galilei.
Rientrato a Firenze, Buonarroti si dedicò completamente all'attività letteraria, che lo impegnerà poi per tutta la vita. Partecipò ai primi lavori per il "Vocabolario" e collaborò all'edizione della "Divina Commedia" (1595). Le prime due edizioni del "Vocabolario" (1612-1623) e la preparazione della terza (1691) lo ebbero fra i più attivi curatori.
Verso il 1600 fu ammesso a corte, caro soprattutto alla granduchessa Cristina di Lorena (della quale, nelle nozze con Ferdinando I, aveva detto le lodi in un sonetto), e divenne uno dei poeti incaricati delle rappresentazioni e delle celebrazioni ufficiali. Nel 1600 descrisse le cerimonie per lo sposalizio di Maria de' Medici con Enrico IV.
Produsse allestimenti di commedie, invenzioni per mascherate, cartelli per giostre. Nel 1605, alla venuta a Firenze di Alfonso e Luigi d'Este, fece rappresentare "Il Natal d'Ercole", favola in 5 atti, cui fece seguire, in rivalità col Rinuccini, "Il giudizio di Paride", per le nozze di Cosimo e Maria Maddalena d'Austria (1608), con gli "intermedi" del Franceschi, dell'Adimari, dello Strozzi.
Ebbe legami con la "Cecchina", la figlia di Giulio Caccini, la quale cantò e musicò i suoi versi. Appartenne col Peri, il Caccini, il Cini, il Cicognini, l'Adimari, il Rinuccini agli "Elevati", l'accademia fondata nel 1607 da Marco da Gagliano per continuare le Camerate dei Bardi e dei Corsi.
Nel 1611 fu rappresentata per la corte "La Tancia", una "commedia rusticale", in ottave, in 5 atti, nel solco della tradizione che dal Boccaccio e dal Magnifico arriva fino all'"Aminta" e al "Pastor fido". La commedia ebbe varie edizioni e rifacimenti, come "La Tancia ovvero il podestà di Colognole" del Moniglia, con musica del Melani, e "La Togna e La Bernarda", in dialetto bolognese.
Nel 1619 fece rappresentare "La Fiera", una vasta composizione per teatro, iniziata nel 1607 e data a corte dagli accademici del Cicognini, con le musiche di Marco da Gagliano e il canto della "Cecchina". L'opera è composta da cinque lunghe "giornate", ciascuna in 5 atti e con un prologo, in poesia, recitato da personificazioni (la Mercatura, l'Interesse, il Negozio, le Leggi e simili), per un totale di 25 atti e di oltre 25.000 versi.